04/11/10

si tende a dimenticare

una persona che mi è (tanto) cara sta malissimo. e mentre sta male mi chiede aiuto. a me. che generalmente, nel dolore, non solo affogo ma affogo annaspando. io l'unica cosa sensata (e banale) che mi viene da dire è che sembra incredibile ma queste cose passano. ho un metro di misura "mio" molto preciso e quando penso a un dolore, quando mi capita qualcosa di brutto, se riesco a avere un momento di lucidità ecco in quel momento io mi dico Se ho superato quello supererò anche quest'altro. e poi mi dico anche che niente mi fa paura perché io ho superato quello, tutto il resto è acqua fresca. 

nella realtà quando sto male i momenti di lucidità sono pochissimi e io, nel mio annaspare, mi pare che trovo del conforto, io, a starmi addosso, da sola, raggomitolata, mi pare che è l'unica cosa che son capace di fare in quei momenti lì e in quei momenti io non cerco conforto e aiuto dagli altri ma li evito e nella solitudine mi sento che posso essere me stessa e sfogare il mio dolore senza vergognarmi di provarlo. 

perché io mi vergogno di stare male e mi vergogno di essere debole e mi vergogno anche di sbagliare e di soffrire e in quei momenti lì, quando soffro raggomitolata attorno a me stessa mi pare che è molto normale che io mi vergogni perché se loro, le persone che mi amano, sapessero come realmente io sono, non mi vorrebbero più bene e anche perché, sotto sotto, quando sto male, io mi sento che me lo merito di stare così perché in effetti non sono poi tutto sto granché. 

ora non so perché ho divagato, anzi lo so benissimo perché ho divagato ma non importa, in questo blog ho fatto del divago il mio capolavoro, mi pare. quello che volevo dire che è anche il motivo del titolo che ho messo a questo post che è anche un po' il motivo che mi spinge a metter giù queste righe un po' patetiche, quello che volevo dire è che anche se io tendo a dimenticarlo, le batoste che prendiamo non dimostano chi siamo dimostrano solo che prendiamo delle batoste. non sono loro a identificarci, non sempre almeno, ma sono solo dei momenti, in cui si cade, in cui si è delusi o si delude, in cui si è incompresi o non comprendiamo, insomma non sono questi momenti a dire chi siamo, a dimostrare quanto siamo delle persone da poco. sono momenti che non dovevano capitare ma sono capitati e invece di dimenticare bisognerebbe proprio sforzarsi di ricordare che siamo altro che sappiamo essere meglio di così e più fiduciosi anche se il mondo pare rovinarci addosso e soprattutto dovremmo ricordarci che passano. che anche se sembrano infiniti poi passano. che anche se le cose si sommano e si sommano e non fanno altro che sommarsi, una all'altra in una piramide di sfighe cosmiche poi, casso (!!!), passano. 

e forse, se invece di stare rannicchiati attorno a noi stessi riuscissimo a avere quella lucidità per capirlo, forse passerebbero un po' prima. 

il mio momento è durato quattro anni ma alla persona a cui voglio tanto bene e che in questo momento sta malissimo, vorrei dire che è tanto meglio di quello che crede di essere. 

8 commenti:

petrolio ha detto...

per quanto mi sforzi ogni volta non cambierò mai, perché anch'io reagisco così! Sono insopportabile e preferisco 'annaspare' in solitudine come dici tu. :/

sid ha detto...

@petrolio: siamo tutti molto bravi a spiegarci come dovremmo comportarci DOPO, la bravura è farlo durante e temo che durante ci riescano veramente in pochi. io sono come te, come vedi. :)

unasocievoleasociale ha detto...

siamo tutti una banda di intelligentoni a quanto pare...

susanna ha detto...

bene, non sono sola. mi vergogno anche di vergognarmi. nonostante questo io lo so che non dovrei e durante il durante cerco di ripetermele, quelle cose. è una reazione che mi sembra reattiva (appunto), forte, un tentativo di non piangermi troppo addosso, di non stare più male del dovuto. c'è stata una volta però, proprio poco tempo fa, in cui mi sono rifiutata anche solo di tentare di stare meglio, e non mi sono ripetuta proprio niente. mi sono lasciata andare. non lo so se ho fatto bene, ma quella volta non mi sono neanche ricordata di vergognarmi della mia vergogna. chissà, forse quello era un dolore fatto a modo suo, o forse ero io che dovevo toccare il fondo.
perché adesso sto meglio.

non ho idea del perché sto scrivendo questo commento chilometrico, però questo post mi fa tanto bene, sallo. soprattutto in questo periodo che fortunatamente trovo cose come questi post che sembrano proprio parlare a me.
insomma grazie.

Desdemona ha detto...

Se il dolore è il tuo presente non puoi fare altro che viverlo.

Me l'ha detto qualcuno di speciale.

mgg64 ha detto...

la forza sta nei giorni avvenire..ogni giorno, giorno dopo giorno ti dici domani sarà meglio..magari non è così ma quando sei nel momento peggiore allora vivilo come se fosse l'ultimo... domani starò meglio e poi succede. Io lo so.

penny ha detto...

anche a me questo post mi ha fatto bene. mi ha fatto sentire meno sola, davvero
grazie

vix ha detto...

la vergogna è probabilmente il sentimento/sensazione più potenzialmente invalidante, castrante, esiziale persino, che possiamo provare. ma ce lo instillano sin da bambini cosicché ci possa(no) controllare. già condividerne i contenuti, come fai tu in questo post, spezza una maglia. un abbraccio.