18/11/08

chateau la classe

mi trovo all’uscita dell’autostrada per consegnare del materiale ad un cliente. Si tratta di una telecamera perciò nulla di pesante ma sicuramente ingombrante. L’appuntamento è alle cinque ed alle cinque e dieci lo vedo arrivare. Riconosco la macchina non perché me ne intenda ma perché, al telefono, ha perso dieci minuti per spiegarmi che quell’autovettura lì ce l’avranno in dieci in italia.

Dunque arriva e scende dal lato del passeggero. Vedo che il bagagliaio con movimento very smooth si apre automaticamente e lui gli si mette vicino. In attesa. Che io arrivi. Con in braccio questo catafalco di notevoli dimensioni. Che mi impedisce parecchio i movimenti. Poi, quando finalmente sono vicino a lui, né buongiorno, né buonasera, né vaffanculo. Semplicemente attende ancora. Che io faccia qualcosa.

Se fosse la mia auto appoggerei la telecamera per terra e prederei tutto quello che ingombra il bagagliaio per spostarlo di lato e far posto alla mia scatola. Ma quella, evidentemente visto che non sono tra le dieci fortunate in tutta italia a possederla, non è la mia macchina ed in tutto quel silenzio non so che fare. Potrei dire per esempio: sposta lei la sua roba o vuole che glielo faccia io? Lo faccio con le mani o preferisce che mi appropinqui a spostare il tutto con la lingua? Ma mi pare una dichiarazione troppo diretta di guerra perciò pure io decido di attendere. tacendo.

Lui è un signore molto distinto ed elegante. Tiene le mani in tasca del suo impermeabile. Mi guarda, scocciato e deluso. Infatti io, con questo taglio di capelli e lo spolverino nero in finta pelle che indosso sembro la Trinity dei poveri, ma nonostante la mia visibile “inferiorità” sento nettamente che i muscoli del viso stanno tendendo all’espressione: faccia di culo!

A questo punto accade l’inimmaginabile. Dal posto di guida scende di corsa ciò che comprendo essere il tuo autista. Con fare molto sussiegoso sposta le cose, prende la scatola e la mette nel portabagagli. Mi saluta e mi ringrazia di essere venuta fin lì risparmiandogli un bel po’ di strada. Quando ha finito chiude il portabagagli e ritorna di corsa al suo posto.

Quando tutto questo è terminato il mio cliente tira fuori una mano dalla tasca e, porgendomela mi sussurra con un ghigno: piacere d’averla conosciuta. Prendo la sua mano e con il medesimo tono gli rispondo: il piacere è tutto mio.

Vi dico una verità: ho mentito.

6 commenti:

john ha detto...

Mamma mia che cafone e che signore invece l'autista.

sidgi ha detto...

@john: una cosa da non credere. ero perfino scioccata! :D
Dovevi vedere che boria...

john ha detto...

Sono sempre più convinto che più soldi si hanno e più si diventa maleducati

pino ha detto...

...Si ok vabbè ma mica ci puoi lasciare così senza sapere che modello di macchina era!!!

pbeneforti ha detto...

toh, un blog nuovo nuovo! ;)

sidgi ha detto...

@john: no dai! non credo sia una questione di soldi. piuttosto di carattere...

@pino: una macchina della volkswagen. tipo phiton o una roba così... cosa devo dirti: ho rimosso! :D

@paolo: un ritorno alle origini. mi mancava il mio spritzetto! :D