13/11/09

una vena polemica che non mi conoscevo

Qui, in questo blogghetto che è mio e me lo gestisco io, i commenti li ho sempre lasciati completamente aperti. Primo perché mandare in moderazione i commenti significa perdere, secondo me, quella spontaneità che uno ci mette nel commentare e quello dopo nel rispondere magari al commento precedente, poi perché anche a non mettere le moderazioni ma a obbligare qualcuno ad iscriversi, ad avere un user name e una password oppure a digitare un codice illeggibile manda in paranoia me non voglio che mandi in paranoia nessuno. Quindi io qui, in questo blogghetto che è mio e me lo gestisco io, i commenti li ho sempre lasciati completamente aperti. Devo dire che in un anno di onorata carriera ed anni fa, in quello precedente, durante tutti e quattro gli anni passati a scriverci io, di gente stronza che commentava in anonimo in modo stronzo, non ne ho incontrata mai. Forse perché è talmente privo di prese di posizioni, questo blog, che nessuno ha voglia di venire a rompere la minchia. Parlo così raramente di politica, per esempio, che quando ne parlo vengo bellamente ignorata. Poi non sono una tipa polemica, non lo sono mai stata e quando uno inizia con la polemica io di solito rispondo, oi ma perché ti stai incazzando?

Solo che ultimamente, in post molto vecchi tipo di qualche mese fa, c'è un tizio, anonimo, che io, chissà perché ma me lo sento che gli anonimi son maschi, le femmine hanno più coglioni, secondo me e non hanno paura di esporsi, di dire nome e cognome. Ma forse dico così perché sono femmina e perché sicuramente ho più coglioni di tanti maschi che conosco.  Dicevo che, ultimamente, in post molto vecchi tipo di qualche mese fa, c'è qualche spiritoso che va scrivendo frasi pregne di intelligenza che sono "imparato molto" oppure "si, probabilmente lo è" frasi che nel contesto del post che avevo scritto poco c'entrano. Poi, questa mattina, sempre, ho trovato uno spam e li mi sono girate le balle abbastanza. L'ho cancellato, comunque, ed infine, ancora questa mattina che si vede che era giornata alle 11.47 un signore colto ed elegante, fine e forbito che evidentemente non ha altro da fare che andare in giro ad ammorbare l'aria della gente, che abitualmente non se lo filerebbe di striscio, ha scritto questa frase gentile ed intelligente, questa bella frase che fa così: "ma come parla sta analfabeta!!!".

Ora, a lui ed a tutti quelli come lui che io sono sicura che questo è un maschio me lo sento perché una donna avrebbe il buon gusto di tacere, comunque a lui, vorrei dire una cosa che io penso e la penso già da tempo, da tantissimi anni, la penso. Quello che io penso e lo scrivo proprio qui, adesso, proprio con una vena polemica che non mi conoscevo e me la sto curando con affetto, questa bella vena polemica che m'è cresciuta. A quel commentatore anonimo che ha scritto quella frase ed a quelli come lui che hanno intenzione di scrivere altre frasi io dico quello che penso, già da un po'. Io penso, che i commentatori anonimi che partoriscono frasi anonime di quel tipo, io penso che quei commentatori anonimi lì c'hanno il ciccio piccolo.

tante cose da fare

In montagna, poi, non ci vado. peccato avevo voglia ma poi mi son ricordata che sabato pomeriggio devo andare con Max da quel suo amico meccanico della BMW Motorrad per parlare un po' della mia moto nuova. Che però prima, alle 2.30 ho appuntamento con l'idraulico per discutere il preventivo della ristrutturazione della mia nuova casa. Vi ho già raccontato che sono stata il capo dell'ufficio acquisti di una multinazionale anni fa? Lo dico sinceramente... il poveretto mi fa pena, lui non lo sa ancora ma non usciremo da quelle stanze fino a che non avrò portato a casa il lavoro, come si dice. Ancora prima, al mattino, vado con Elena da MEL che lei vuole comprare Colette io ho un po' di Quodlibet Compagnia Extra da ritirare (quella collana è favolosa, compratene a manetta a prescindere). Alla sera poi, vorrei andare al cinema, sempre con lei, con Elena, ma non so se suo marito me la cede in comodato anche la sera dopo che me l'ha lasciata tutta la mattina. Ma penso di si. Quell'uomo non è capace di resistermi. Quando metto la faccia a cocker non c'è storia per nessuno :)

L'unica cosa che mi spiace, e mi spiace seriamente, è che se continuo ad andare da MEL brutta come sono con questa frangetta inguardabol, poi non mi devo stupire dei punti che perdo copiosi con il commesso più figo dell'universo. (Mastrangelina... puoi confermare la figudine estrema del commesso più figo dell'universo per cortesia? Grazie).

12/11/09

Fitzgerald della bassa

in questi giorni sto ascoltando un CD di Paolo Nori che è Learco. In un'ora, nove romanzi in musica con Learco Ferrari, in un'ora. che è un CD bellissimo, giuro! con le musiche di Fabio Bonvicini che è bravo proprio e ce l'ho lì che va ad libitum da domenica e c'è un pezzo dove si parla del genere, Learco si interroga sul genere dei suoi romanzi metti che qualcuno glielo chiede e allora l'editore Caravel gli risponde Bukowski padano o John Fante italiano oppure anche Fitzgerald della bassa (ma ce n'è meno), a me quel pezzo lì che detto da me adesso mi rendo conto che gliel'ho rovinato e quel CD non lo comprerà nessuno  se sta a badare a quello che ho scritto io ma invece quel pezzo lì è esilarante, ridere proprio perciò non state a pensare a quello che ho scritto io. Comunque questa cosa del "genere" m'è tornata in mente poco fa che stavo guardando che programmi c'erano in TV che io ho deciso che stasera sto a casa a fare le pulizie tutta notte vado avanti fino a che non ho finito così sabato non le devo fare che pensavo di andare in montagna a studiare faccio un weekend di studio con le Trattorini ed allora guardavo cosa c'era in tv che magari nelle pause dalla pulizia mi vedo un po' di programmi e su Italia1 c'è prima il Dottor House poi c'è Gray's Anatomy e come genere c'è scritto "ospedaliero".

il tubino mi slancia

Qualche anno fa ero in Svezia per ritirare il Nobel per la Fisica. L'avevamo vinto in due, il Nobel, quell'anno e si era deciso di spartire così: a me la fama e la notorietà, all'altro i soldi. Non avevo deciso io. Era molto grosso per essere un Fisico. Ho detto A me mi interessa solo la fama. Allora ero lì in Svezia in quei giorni , dovevo prendermi il Nobel per la Fisica. Vagavo in giro per la città di Stoccolma e era dicembre. Il 10 ritiravo il premio. Però era il giorno 8 di dicembre che stavo passeggiando per la città e era giovedì.

Stavo passeggiando dunque e mi trovavo in via Gamla Brogatan nel punto in cui la strada incrocia Drottninngatan e inizia una leggera semicurva verso destra che sbucherebbe poi a Bryggargatan dove si trovava il negozio che mi interessava. Un negozio di souvenir svedesi tipici della capitale svedese, città di Stoccolma che ci tenevo a portare, ai miei cari, un souvenir tipico della capitale. Stavo dunque camminando per Gamla Brogatan quando improvvisamente mi sono ritrovata con le ginocchia che sbattevano a terra, nella Gamla Brogatan. Ero inciampata in una radice di un albero secolare, un abete per l'esattezza. Secolare non ne ero certa, sono Fisica non Botanica ma il tronco era molto grande e le radici, appunto, avevano preso a farsi largo nella strada cementata svedese.

Non sono una esperta di Botanica, come ho detto ero lì per il Nobel per la Fisica, un Nobel senza portafoglio per la Fisica ma preferisco tralasciare in questo momento la polemica però quello che  ho pensato, in quel momento preciso, un pensiero non da Fisica non da Botanica non da Ingegnere Urbanistico, proprio il pensiero dell'Uomo della Strada, il mio pensiero è stato che se uno è Assessore all'urbanistica della città di Stoccolma nella nazione della Svezia e ha tra le sue pertinenze anche le strade di Gamla Brogatan all'angolo con Drottninngatan quando la strada prende quella leggera semicurva verso destra che la porterà poi a Bryggargatan e, in qualità di Assessore all'Urbanistica lascia gli abeti secolari liberi di pascolare ad un metro dalla strada cosicchè le radici, si fanno esse stesse strada, nella strada cementata svedese, il mio pensiero in quel momento preciso, non in qualità di Fisico non in qualità di Nobel ma proprio in qualità di Uomo della Strada, il pensiero che avevo in cuore di dirgli se avevo l'assessore davanti era sicuramente: sei un po' un coglione, assessore.

Due giorni dopo ritiravo il mio premio Nobel con un completo giacca-pantalone che non ve lo posso dire quanto mi faceva chiatta.

Memorie del sottosuolo

Sono un uomo malato... Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me n'intendo un'acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male. Non mi curo e non mi sono curato mai, sebbene la medicina e i dottori li rispetti. Inoltre, sono anche superstizioso all'estremo; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono sufficientemente istruito per non essere superstizioso, ma sono superstizioso). Nossignori, non mi voglio curare per malignità. Voi altri questo, di sicuro, non lo vorrete capire.

[Incipit - Memorie del sottosuolo - Fëdor Dostoevskij - Einaudi ET Classici]

11/11/09

nella pancia

sabato una persona che parla proprio bene ha detto una frase che m'è piaciuta proprio tanto ed infatti io me la son segnata che è una frase bellissima, se uno ci pensa ed anche se non ci pensa è una frase bellissima in ogni caso sia a ragionarci su sia ad ascoltarsela così, in scioltezza. la frase che questa persona che parla proprio bene ha detto, sabato, la frase è questa: Bisognerebbe avere nella pancia una piccola macchina per lo stupore.

Istituto di Studi Immaginativi Gratuiti (ISIG) - punti 2 e 3

continua da qui.

Punto 2. Il gruppo dei Soci Fondatori dovrebbe inventarsi corsi non professionali, dove espandere la ricerca di visioni e fantasie vaganti, ma senza rendersi la vita più grama del solito. Come titolo della scuola eventuale, si suggerisce una formula modesta che non disorienti nessuno: ISIG.

Punto 3. I corsi dell'istituto sarebbero aperti a cittadini di tutte le età. L'iscrizione prevede la firma d'un contratto con cui gli allievi rinunciano a protestare, a rivendicare qualsiasi cosa, vuoi a titolo personale o per politica sindacale. Essi inoltre debbono impegnarsi a non esibire alcuna sterile informazione per darsi credito né alcuna fretta d'apprendere, e ancora meno il desiderio di brillare, se non in modo completamente sbagliato e paradossale.

[pag. 155. Dizionario degli istituti anomali del mondo - Paolo Albani - Quodlibet Compagnia Extra]

10/11/09

Istituto di Studi Immaginativi Gratuiti (ISIG) - punto I


L'idea dell'ISIG nasce all'interno di una proposta di fondare un'Accademia per la produzione di pensiero immaginativo.

Punto I. Si propone di fondare un'Accademia per la produzione di pensiero immagintivo in forme varie e anche improbabili. Ad esempio: incubazioni di idee che non si riescono a spiegare, sonnellini pomeridiani pensosi, visioni labili della mente, voglie carnali repentine, accessi di grafomania da incoscienti, e stati stuporosi, idioti o esilaranti.

[pag. 155. Dizionario degli istituti anomali del mondo - Paolo Albani - Quodlibet Compagnia Extra]

felicità

Felice ho imparato quest'estate a non dirlo più. che sono felice. felice è una roba da americani m'ha detto uno che conosco. me lo diceva in un momento in cui gli dicevo che ero felice. che la felicità è una roba da americani ed io lì per lì m'ero sentita stupida ad aver usato quella parola e invece aveva ragione. nel momento in cui gli dicevo che ero felice non lo ero veramente. ero drogata. di emozioni. di adrenalina. di impegni. di persone. di amicizie. di una vita diversa dalla mia. di lui. avevo un bel momento e lo scambiavo per felicità.

09/11/09

Il Giorno Perfetto, di Elena G.

Da ragazza abitavo tra un querceto e i binari di una ferrovia.
Il passaggio dei treni dava l’ora a mia madre, che e si regolava con littorine, treni merci e campane.
Non mi facevano studiare, non c’erano soldi. Ero a servizio presso un pittore. Mi chiedeva di spolverare, specie scaffali aperti su cui erano sparsi libri che poi mi prestava. Un giorno mi lasciò il libro di un russo, Tolstoj si chiamava.
Una domenica mattina ero a casa mia, e non c’era niente da fare.
Buttai pane in una borsa di canapa, presi il libro di Tolstoj, andai al querceto.
Cercai l’ angolo d’ombra dove Gino mi aveva baciato i capelli, e la schiena, prima di partire soldato.
Stesa su erba secca lessi pagine, spazzolando via ostinate formiche dai fogli. Mangiai pane.
Ore dopo, si sentì lo sferragliare della littorina della sera. Lo scuro nascondeva le parole, gli occhi bruciavano.
Intorno, era buono l’odore delle querce.

Elena G.