05/05/11

na tazzulell' e café

dopo Ale ha fatto il caffé. io un po' mi sto abituando ma mia mamma per berlo ha dovuto aggiungerci due dita d'acqua. io lo bevo perché piuttosto di farlo io mi farei battezzare ma è perché sono pigra. se dovessi scegliere proprio gnàmorta perché una beve il suo caffé e va indrìo-schina! 
la prima volta che ho utilizzato questo termine stavamo tornando da Altamura, eravamo in un Pavesino verso Avellino. Ho bevuto il primo sorso di caffè e mi sono esplose le cornee.

04/05/11

michael jackson

l'altro giorno è arrivata mia mamma, ci siam messe in cucina a chiacchierare, dopo un po' è entrato Ale e mia mamma proprio neanche ciao gli ha detto, mia mamma gli ha detto subito: ma come sei bello Alessandro. sei proprio bellissimo. Lui è restato impassibile. un lord inglese. tipo un sorriso e basta. se una cosa così la dicevano a me facevo il corridoio in moonwalking.

03/05/11

le villevenete in veneto si pronunciano tutte attaccate come padrepio in puglia. provate... villevenete!

io, sid, nata a Padova mmmdue anni fa e ivi residente dai medesimi, di villevenete,che il veneto pullula di villevenete, io ne ho viste ben, fatemi contare, diocristo la memoria. mm...una!
poi col moroso quando andiamo in giro in macchina lui ogni tanto dice +1 che sono le villevenete che lui vede e che io non ho visto.al momento siamo tipo a quota +16 a suo favore. meno male che non sono una tipa competitiva.
in pratica le villevenete in veneto c'è pieno ma io son talmente abituata che non ci faccio neanche caso e son tutte lì, palladiane che svettano nel loro palladio. e io non le vedo.
meno male che non sono una tipa competitiva.

poi un giorno sempre il moroso m'ha detto, andiamo a vedere una villaveneta? e io gli ho detto villevenete non mi pare che ce ne siano in veneto, cioè ce n'è una che ho visto tempo fa se vuoi ci andiamo per il resto direi che non ce ne sono altre. poi ci ho pensato un po' su. gli ho anche detto aspetta che ci penso un po' su. e poi gli ho detto no. altre non ce ne sono.

poi l'altro giorno ho trovato un bel libro con tutte le villevenete e l'ho comprato e gliel'ho regalato e gli ho detto: vedi mo' quante villevenete ci sono in veneto? lo sapevi te? c'è pieno di villevenete in veneto. pullulano. se vuoi, una alla volta, ce le andiamo a vedere tutte. e lui era anche abbastanza contento ha detto volentieri.

e infatti domenica abbiamo visitato la prima villaveneta e anzi ci abbiamo passato parecchio tempo tutto il pranzo e fino a dopo cena siamo stati lì. e anche lui si è divertito. noi abbiamo portato i piselli e la verdura dell'orto di mia mamma, la Chiara ha cucinato e ha offerto i biscotti, lo Splendido lui faceva l'oste, abbiamo preso il sole sulla sdraio e poi sono arrivati Arcureo, la Syl@, la Mara e il Domi abbiamo mangiato gelato, bevuto prosecco, giocato a pictionary anche con gli splendidini e ci siamo abbronzati, a una certa ora in tv davano ritorno al futuro e ne abbiamo visto un po'. è stato bellissimo. andare nelle villevenete ti diverti un casino!

02/05/11

post molto lungo ma abbastanza spiritoso e comunque interessante e dopo che lo avrete letto sarete sicuramente meno ignoranti nel senso che ignorerete meno, mica per offendere

uno dei vantaggi (l'unico in effetti) di avere un fidanzato che abita lontano è quello di vivere i nostri weekend come vacanze, il che significa, più o meno, trattare le nostre città da turisti, visitandone i luoghi come se non li avessimo mai visti (nel caso specifico della mia ignoranza capresca è spesso così a prescindere).
sabato mattina per esempio abbiamo preso parte ad un tour guidato (beissimo) del Bo, la parte antica dell'università di Padova. a parte che l'università di Padova è un'istituzione di cui noi padovani dovremmo andare veramente ma veramente fieri, comunque a parte questo, graziati da un tempo stupendo devo dire che l'università appariva, se possibile, ancora più bella.
intanto ciò piacere di dire una cosa, la prima cosa che voglio dire è che Padova è la terza università (per fondazione) del mondo. prima c'è stata Bologna fondata nel millecentoefischia, poi c'è stata Parigi fondata anche lei su per giù in quelle date lì, e poi c'è Padova fondata nel 1222 che è una data che adesso non me la scorderò mai più. in realtà avrei dovuto dire che era la terza università per fondazione del mondo "occidentale" perché dicheno che ce ne sia stata una, in Cina, fondata ben prima di quella Bolognese ma siccome carta canta e villan dorme, finché non sono in grado di provarlo prendano e portino a casa.
in ogni caso: Padova 1 - Roma 0 prendano e portino a casa anche loro. tiè.
l'altra cosa che c'ho piacere di dire è che la sede dell'università, alla sua fondazione, non era dov'è adesso. adesso è in un edificio chiamato Bo, prima non me lo ricordo dove ha detto che era. il Bo si chiama così perché in effetti prima di diventare sede universitaria era una trattoria / locanda e si chiamava al Hospitium Bovis, o come dicevan tutti "al bo" (non è vero questo l'ho inventato io adesso) e il nome è rimasto quello e non solo, pure lo stemma dell'università di Padova, riporta un bue. e a me, sapere questa cosa qui m'ha fatto un piacere grande. che già nel millequattrocentoeffischia la gente chiamava quel posto col nome che quel posto aveva prima è un po' come adesso quando io dico, ci troviamo al tribunale vecchio, che il tribunale, dove io dico tribunale vecchio, non è più lì da quasi 10 anni ma c'era e per i padovani, quelli più âgées, quella rimarrà sempre la via del tribunale e però bisogna dire tribunale vecchio perché se dici tribunale e basta è chiaro che vai a finire nella via del tribunale attuale e casca tutto questo palco che ho appena costruito.
oi, non devo essere stata molto attenta perché colta dalla curiosità di andare a vedere il bue nello stemma dell'Università sono andata a cercare lo stemma e in effetti del bue non c'è traccia. mi viene da ritornare là e chiederle dove ho sbagliato. oppure se questo particolare della storia vi interessa moltissimo come giustamente dovrebbe essere potete chiedere a Ale che lui ha una memoria della madonna.
ma vado avanti.
tra le cose che abbiamo visitato posso elencare, l'aula magna che è bellissima e imponentissima e tutta ricoperta degli stemmi delle casate degli studenti che facevano parte del senato accademico. questi stemmi, i più piccoli, contornavano uno stemma più grande che era quello del loro professore. stemmi di questo tipo ricoprono praticamente tutte le pareti dell'università pertanto nel milleseicentoeffischia, dato che non c'erano più pareti libere e per non togliere gli stemmi antichi per sostituirli con i nuovi, quest'usanza è stata interrotta. ed è bello sapere che nel milleseicento la gente, de pipol, ci teneva alle sue cosine.
l'aula magna era anche l'aula degli eventi e infatti era lì che Galileo Galilei teneva le sue lezioni. fuori dall'ingresso c'è ancora la sua cattedra datata millecinquecentoeffischia. le teneva in aula magna perché aveva bisogno di spazio. per contratto infatti doveva svolgere solo 61 mezz'ore di lezione l'anno. queste occasioni erano perciò così rare e prestigiose che tutto il mondo accademico dell'epoca voleva assistervi e serviva spazio. praticamente Galileo Galilei iz de old Mick Jagger.
un'altra cosa che abbiamo visto è l'aula dove discutono le tesi di laurea gli studenti di medicina e di ingegneria. a Padova oggi ci sono oltre sessantamila studenti. sarebbe impossibile laurearli tutti in quella stanza perciò, visto che la sala si trova all'ingresso del Teatro Anatomico, prodigio dell'ingegneria, quelle sono le sole due facoltà che hanno il diritto di utilizzarla. urge la spiega della sala. un po' di teschi in giro. un po' di corpi morti disegnati. un tavolo enorme ed elegantissimo fatto a ferro di cavallo tutto attorniato, sul lato esterno, da poltrone in pelle di nobile, morbida e ricca fattura. al centro del ferro di cavallo una sediolina minuscola dall'aria scomodissima e pericolante con, di fronte, un tavolino altrettanto minuscolo e pericolante. insomma, il laureando attorniato dal sapere che non deve sentirsi in alcun disagio né difficoltà durante la sua discussione. giusto per rendere le cose più facili. bravi.
la penultima cosa che abbiamo visto è stato il Teatro Anatomico. pare essere il Teatro Anatomico più grande del mondo e non lo dico io lo dice wikipedia. non è possibile però visitarlo dall'alto dato che i legni di cui è composto sono del cinquecento. dal punto di vista del cadavere (cioè il nostro) la sala è bellissima ma il teatro sembra minuscolo, bisogna dirlo. comunque quello che abbiamo capito è che nel millecinquecento i padovani erano piccolissimi, quandomeno i cadaveri.
l'ultima cosa che abbiamo visto è una statua in onore della prima donna laureata al mondo nel 1678 che è Elena Lucrezia Cornaro Piscopia e non, come ha detto Ale, Rita Levi Montalcini.

29/04/11

primo maggio reprise

l'anno scorso, il primo maggio l'abbiam passato a Padova, tra Giotto, le Piazze, Checchi, moecche e sarde in saor. c'eravamo io, gli splendidi, gli splendidini, arcureo, mich e ste. (tengo a precisare, Mich, che quando ho incontrato Cannavaro, la scorsa settimana, vi ho ufficialmente invitati per la replica). io me la ricordo come una giornata splendida. a bere vino bianco sotto la pergola. con Checchi che, ad un certo punto nel pomeriggio, semplicemente se n'è andato lasciandoci lì - finché ne avevamo voglia -.
ci sono occasioni in cui lasciar semplicemente scorrere il tempo mi fa sentire una "signora". prendere la mia giornata e farmi trascinare dalla lentezza, dalla calma e dal  puro piacere della pigrizia mi fa sentire enormemente ricca. mi sembra, in quei momenti, che non ho bisogno d'altro. 
mi piace godere di queste bolle di calma nelle quali mi pare che l'unica cosa sensata da fare sia continuare a rimanere seduti, guardarsi negli occhi e chiacchierare.  

27/04/11

Padova - Altamura A/R

potrei dire che è la coglionaggine che mi contraddistingue, quella che mi ha fatto dimenticare di prenotare il treno per tempo. potrei dire che è la assoluta coglionaggine che mi contraddistingue quella che mi ha fatto dimenticare di prenotare in tempo anche l'aereo. ma secondo me era l'inconscio conscio di aver voglia di viaggiare faticosamente, che era tanto che non lo facevo.
l'auto mi piace, mi piace esere padrona dei miei tempi e dei ritmi. mi piace fermarmi ai Pavesini per mangiare un panino al volo o comprarmi una rivista che tanto non leggerò perché devo guidare. mi piace arrivare stanca della fatica che ho fatto. col viaggio che pesa sulle spalle.
mi piace segnarmi l'orario di partenza e i chilometri percorsi. ho un quadernino dove annoto le tappe. è abbastanza inspiegabile visto che poi, di quei numeri e di quelle ore non me ne faccio nulla però mi piace farlo. (giovedì ore 21.23 - Padova) (venerdì ore 03.15 - Roma). ci metto tanto a viaggiare. soprattutto di notte è un miracolo se supero i cento. ma a quella velocità viaggiare mi pare un piacere e non un dovere. si corre quando si è in ritardo. se stai andandotene in vacanza. se stai raggiungendo il tuo fidanzato addormentato a casa puoi prenderti tutto il tempo che ti va e a me piace farlo.

venerdì sera, quando lui è salito in auto per il tratto successivo, gli ho dato il mio quadernino con la penna e gli ho detto scrivi, sono le 17.45 e siamo a Roma, lui mi ha guardato preoccupatissimo e ha detto "questa è una cosa da psicopatici..."

invece secondo me è bello mettere dei punti fermi. identificare il tempo che è passato e lo spazio che hai percorso. alle 17.45 eravamo a Roma, qualche ora dopo eravamo in Puglia, il giorno prima ero in Veneto. 

a me piace.

28/03/11

io, la prima volta che lo Zio Bonino mi ha parlato di "inchiostro digitale", ho pensato che mi prendesse per i fondelli

questo post ha una serie di preamboli. comincio:

il primo preambolo è che a me piace leggere. il secondo preambolo è che a me piace Paolo Nori. il terzo preambolo è che dato che io lo apprezzo, Paolo Nori, in modo semplice e normale, come potrei apprezzare uno scrittore qualsiasi. ecco siccome io lo apprezzo in quel modo lì, semplice e normale, io devo sfegatatamente avere tutto ciò che lui ha scritto e/o tradotto.il quarto preambolo è che a me piace molto anche Alessandro Bonino che è una di quelle persone che mi son care, mi è stato caro fin da subito, sapete quelle cose di pelle che ti piace tantissimo lui ma soprattutto la sua morosa? ecco. quelle cose lì.

ciòdetto (in francese: petit clou)

quando è venuto fuori che La matematica è scolpita nel granito i diari del settembre dei poeti di Seneghe usciva a Seneghe e in poche altre librerie, io, devo dire, ho sofferto molto.

poi, quando è venuto fuori che La matematica è scolpita nel granito i diari del settembre dei poeti di Seneghe usciva in ebook e che l'editore era il tizio che ha una morosa che ci sono affezionata io, un po' ero contenta che non mi toccava più andare fin a Seneghe a comprarlo, un po' mi sono spaventata perché:

1) e l'odore della carta? dove lo mettiamo l'odore della carta?
2) e il collezionismo? dove lo mettiamo il collezionismo?
3) e se non sono capace di scaricarlo?
4) e se non mi si apre?
5) e se poi mi esplode l'IPhone?
6) ma poi questo editore, questo Sugaman... da dove viene fuori questo editore sconosciuto eh?!?

devo dire che in virtù di questi sei punti sei io ho aspettato un bel po' a comprarlo. poi è successo che un paio di giorni dopo avevo un'ora libera e non sapevo cosa fare di me, avevo già raggiunto tutti i livelli in "tap zoo" non dovevo harvestare niente, ero in balia dei miei pensieri così l'ho scaricato.

oi! è stato più facile di installare la rete wireless a casa mia. cioè proprio due minuti e io avevo, nel mio iphone, in tutta la grandezza del cinemascope, io avevo La matematica è scolpita nel granito che giuro, pare scritto da Paolo Nori! uguale uguale ai libri di carta. sembra proprio lui. (è incredibile).

son rimasta abbastanza sconvolta devo dirlo perché io ero lì nel mio telefonetto che mi leggevo il mio beniamino edito dal mio beniamino e avevo il mio libro, non so come dire era un libro vero e io giravo le pagine, mettevo il segnalibro, poi, figata delle figate, evidenziavo le parti che volevo tenere a memoria, me le mettevo nel blocco note invece di scrivermi tutto sull'agenda insomma, proprio un libro vero e però più figo di un libro vero perché il copia/incolla è una cosa giusta come ce ne sono poche al mondo, secondo me.

della figheria assoluta di avere un libro nel cellulare me ne sono poi accorta ancora il weekend successivo che andavo a Parigi e non mi son portata via nulla. in aereo ho letto il mio libro. sul treno o in metro ho letto il mio libro. in albergo ho letto il mio libro. senza dovermi portare dietro il peso del libro. una figata. mi è venuto da pensare alla mia vacanza alle Hawaii dove al colmo della noia di ritrovarmi in spiaggia per 15 giorni di fila ho riletto tre volte le stesse cose ecco mi è venuto da pensare che se io avessi avuto l'inchiostro digitale altro che legger tre volte gli stessi libri, caro te! mi prendevo una laurea in quei quindici giorni altro che rileggere i libri.

poi, serve dirlo? La matematica è scolpita nel granito è un libro bellissimo. mi è piaciuto. tanto. c'è persino Learco Ferrari che io, per Learco Ferrari, devo dirlo, ho della simpatia. e poi vabbè... fa venire una voglia pazzesca di andarci davvero a Seneghe a sentirli dal vivo, questi poeti...

poi, ammetto, mi piace così tanto leggere sull'iphone che l'altro giorno ho preso il coraggio a due mani e ho scritto all'editore Sugaman... eh! sì, lo so. non sono cose che fanno tutti, ci vuole della faccia tosta ma per me è normale non ho paura di niente, così mi son sentita che potevo scrivere all'editore Sugaman. e gli ho scritto. due cose. la prima: quando esce il nuovo libro che ho voglia di leggere di nuovo un ibook e mi fido solo della Sugaman? (l'ho detto per lisciarlo. agli editori piace)  la seconda: salutami la morosa eh! 

10/03/11

Primavera, cioccolata e uccellini canterini

Centre Pompidou
Adoro il Centre Pompidou ma questa è la seconda volta che mi tirano una fregata e me ne esco con lo stomaco sottosopra bisognosa di primavera, uccellini canterini, amore cosmico e cioccolata.
La prima volta avevo 20 anni. all'ingresso della temporanea c'era scritto: Mostra per Over 18. Vuoi che non mi fiondo? Mi son fiondata. Non ne ho vista la metà.
Alla seconda parete di fotografie che riportavano, momento per momento, le fasi di una mutilazione, "simo pensato..." che io uscivo al volo.

Poi io da quella volta, le temporanee al Beaubourg mi son guardata bene di entrarci. le ho evitate come la peste ma si vede che si son fatti furbi perché adesso te le infilano a tradimento dentro la permanente e così te, zac!, inculato.

E insomma, m'ero appena riempita gli occhi del mio vero e unico amore Fernand Leger (ma dopo Simenon) e capito davanti al video di una tizia che sta scrivendo, con ago e filo, una parola (con ago e filo) nella sua pianta del piede (con ago e filo casso!!!). Sì! giuro. Lei infilava l'ago dentro la carne, lo ritirava fuori, si spostava più sotto, lo infilava, tirava fuori, si spostava di lato, lo infilava, tirava fuori e intanto il filo dietro.

Adoro il Centre Pompidou ma questa è la seconda volta che mi tirano una fregata e me ne esco con lo stomaco sottosopra bisognosa di primavera, uccellini canterini, amore cosmico e cioccolata. La devono piantare!

09/03/11

affinità elettive

Cour Khorsabad

A Parigi ho scoperto il Louvre. Ho scoperto cose talmente belle che adesso il Louvre, che io avevo sempre un po' snobbato, mi pare il museo più bello.

Con l'idea che avevo di far vedere a mia sorella tutto il possibile sapendo bene che nulla sarebbe stato approfondito e che lei, normalmente, dovrà tornare e ritornare ancora per gustare veramente, con calma e con il giusto spirito tutte le meraviglie della città, ecco, con questa idea io contavo di non spendere, al Louvre, più di un'ora. M'ero immaginata di entrare, dare uno sguardo ai "famosi e imperdibili" e via, di corsa, verso altre epoche e altri colori.

Questa idea di "corsa" si è trasformata invece in una passeggiata lenta e tranquilla dopo esserci prima perse e poi perdutamente innamorate. Nonostante io sia entrata in quel museo, con calma o di fretta, almeno una decina di volte posso dire che questa volta e solo questa sono riuscita a visitare padiglioni, corridoi, stanze che non avevo mai visto e che mi hanno incredibilmente affascinata. Non sono un appassionata di arte antica ma dovrei dire - non ero - perché dopo quella mattina, spesa tutta a farmi abbagliare dai bianchi dei marmi e dai colori dei fregi, l'unica cosa che vorrei, veramente, è avere ancora un po' più di tempo.

La nostra tabella di marcia era strettissima e noi abbiamo semplicemente deciso di ignorarla, camminando e camminando ancora per quelle stanze con la sensazione di poterci passare una vita intera, dentro, con gli occhi che brillavano di piacere e incredulità.

E mentre ero lì che godevo di tutto quel bello mi è capitato di ragionare, come spesso mi succede, su come il mio gusto e le cose che mi piacciono e danno piacere sono cambate in questi anni. Nel mio primo viaggio il D'Orsay mi aveva fatta innamorare, col tempo il mio museo è diventato il Picasso per poi essere soppiantato gioiosamente dal Centre Pompidou. Col Louvre avevo sempre intrattenuto rapporti tiepidi e distanti. Dopo questo viaggio mi accorgo che pur continuando a amare profondamente l'arte moderna che racconta molto il mio gusto e la mia personalità, forse oggi comincio a apprezzare il Louvre perché mi trasmette una bella idea di calma e pulizia, di eleganza e semplicità che mi piace pensare cominci a appartenermi. Soprattutto l'idea del reperto archeologico, ecco quella sento proprio che mi appartiene benissimo.

08/03/11

le parole che non mi hai detto

Sguardo sulla strada

A Parigi se gli parli nel tuo francese loro ti rispondono in inglese. Mi è successo così spesso che a un certo punto mia sorella m'ha domandato Perché ti rispondono in inglese se gli stai parlando in francese?
Mia sorella è una donna gentile. Un cuore semplice. La domanda è mal riposta.
Avrebbe dovuto chiedermi Perché insisti?